Salini: «Per innovare dobbiamo tutelare la cultura del rischio»

L’europarlamentare 13 mar 2026
Top 500 Brescia 2026

Sarà strategico per le sorti dell’industria lombarda e non solo il compito dell’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini, nominato relatore in commissione Ambiente a Bruxelles per la revisione del regolamento sugli standard di emissioni di CO2 per veicoli privati e commerciali. O, per usare la definizione dello stesso Salini, intervistato da Giuseppe Spatola, del «regolamento più odiato dall’intera Unione Europea».

Si tratta quindi «di una conquista – sostiene l’europarlamentare – la riapertura di questo documento: non è consentito nell’Occidente evoluto che la politica decida che macchina devi comprare, con il rischio di creare una tensione sociale smisurata, perché gli acquisti dei cittadini devono essere accompagnati e non forzati». Un tentativo di revisione che nasce dalle contraddizioni insite nello stesso Green Deal. «Se una macchina si serve di carburanti alternativi, questi garantiscono di ridurre di oltre il 90% le emissioni, dunque ha lo stesso valore di una elettrica che non ha una riduzione certificata, visto che non si sa come venga prodotta l’energia elettrica che alimenta la batteria».

Anche i passaggi intermedi imposti si sono rivelati un boomerang. «Il settore dell’automotive ha un’imponenza che non riguarda solo la siderurgia, ma anche la chimica. I paletti imposti al 2025 non sono stati rispettati, così come i target fissati per il 2030: le case automobilistiche devono fare i conti con il mercato. Inoltre, l’esasperata proiezione verso una mobilità elettrica fa il gioco dei nostri competitor, quasi tutta la totalità degli elementi che costituiscono l’auto elettrica è di origine cinese o comunque non europea».

Un tema sottovalutato, secondo Salini, è anche quello dei metalli conduttori. «Vi è una progressiva riduzione della disponibilità di rame, con un fabbisogno che però cresce a dismisura». La parola chiave che regolerà il lavoro dell’europarlamentare sarà pragmatismo. «Serve entrare nell’ottica che per un po’ di anni servirà il gas. Il nostro è un continente manifatturiero e non si può pensare di trasformarlo in un continente di consumatori. Importiamo il GNL dagli americani, per la maggior parte prodotto con la tecnica del fracking. Se volessimo potremmo farlo anche in Europa. Per rinnovare bisogna essere disposti a sbagliare, e noi ci siamo dimenticati di tutelare la cultura del rischio».

Sponsor

Main partner
Gold partner
Silver partner
Digital Partner