Carlo Cottarelli: «L’Europa sia unita per competere con il protezionismo degli Usa»

Top500 Brescia 07 mar 2025
Il direttore di Bresciaoggi Massimo Mamoli  ha intervistato l’economista Carlo Cottarelli sui dazi annunciati dal presidente Usa Donald Trump, con possibile effetto domino sulle economie mondiali Il direttore di Bresciaoggi Massimo Mamoli ha intervistato l’economista Carlo Cottarelli sui dazi annunciati dal presidente Usa Donald Trump, con possibile effetto domino sulle economie mondiali

Un appello all’Unione perchè riesca a fare «massa critica» sulle politiche Usa e la speranza che gli investimenti bresciani siano utili al rilancio dell’economia italiana. A Brescia «Top 500», il progetto omnichannel organizzato da Gruppo editoriale Athesis e PwC Italia in collaborazione con l’università di Verona, è stato il termometro del mercato interno proiettato all’Europa e al mondo. Così dal palco del Teatro Sociale trattando dell’Europa e la difficile transizione del mercato, Bresciaoggi ha messo a confronto i protagonisti sui temi di grande attualità per la politica e l'economia mondiale: dalle scelte protezionistiche degli Usa alle difficoltà dell'Europa riguardo la politica industriale, dal caro energia che pesa sui bilanci delle imprese alla concorrenza della Cina.

Sollecitati e intervistati dai giornalisti Paola Buizza e Gian Paolo Laffranchi, dal vice direttore di Bresciaoggi, Giulio Tosini e dal direttore, Massimo Mamoli, si sono alternati sul palco Carlo Cottarelli, economista e direttore del Programma per l'educazione nelle Scienze economiche e sociali e dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano, l'analista geopolitico e direttore di Domino, Dario Fabbri, e il giornalista e analista politico Andrew Spannaus.

Tutto partendo dai dati analizzati da Silvia Vernizzi, professoressa associata di Economia aziendale a UniVr, e dagli esperti di PwC Italia. Tra gli interventi anche quello di Franco Gussalli Beretta, presidente della Fabbrica d'Armi Pietro Beretta leader di Confindustria, e di Giovanni Comboni, vice presidente di A2A. Una tavola rotonda ha approfondito il tema «La difficile transizione del mercato» ed ha visto impegnati Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia e Lombardia, Paola Artioli, leader di Asonext spa di Ospitaletto e Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano.

L’affondo

Tra le due sponde dell’Atlantico la tensione è alle stelle: da una parte Donald Trump tuona che «l’Europa è stata creata per fregare gli Stati Uniti» annunciando dazi del 25% «su auto e altre cose». Dall’altra la replica dell’Ue: «Il nostro grande mercato unificato è una manna per gli Usa». Mentre l’ombra dei dazi si allunga sulle nostre aziende, già in difficoltà a causa della crisi tedesca, ci si chiede: cosa succederà? A Top 500 le risposte sono state tutte nelle parole dell’economista Carlo Cottarelli. L’ex commissario per la spending review nel 2013-14, ha dato la sua lettura sulla diatriba Usa-Ue ragionando sul palco insieme al direttore Mamoli. «In una guerra dei dazi, l’Europa è più debole rispetto agli Stati Uniti, la cui economia è basata molto sulla domanda interna - ha rimarcato Cottarelli -. L’Italia è al secondo posto in Ue per esportazioni, dopo la Germania: ovvio che abbiamo da perdere, benché gli Usa non siano il nostro primo mercato. Non so se una negoziazione avverrà dopo la proclamazione dei dazi, come nel caso di Canada e Messico, o dopo. Trump cercherà accordi con i singoli Paesi. Ma se vogliamo trattare, dobbiamo farlo come una squadra. Difficile mettere d’accordo 27 Paesi, senza un governo europeo, ma sarà fondamentale per avere più peso specifico». Non solo. «Se ora le schermaglie sono tra Europa e Stati Uniti, nei prossimi anni lo scontro riguarderà Usa e Cina - ha rilanciato il professore -. Negli ultimi 80 anni, infatti, non abbiamo mai avuto “due galli in un pollaio“. Non era così con l’Unione Sovietica, in grado di gareggiare con l’America sì a livello militare, ma non economico e geopolitico. Al contrario, oggi la Cina ha già un’economia più grande, per volume di produzione, rispetto a quella a stelle e strisce. Il sorpasso avvenne nel 2016 e la sua crescita rimane più veloce. La Cina, per esempio, produce il 54% dell’acciaio mondiale, 12 volte di più rispetto agli Stati Uniti. La sua debolezza riguarda invece le testate nucleari, 500 contro 3.700, e una spesa militare che è al 60% di quella statunitense. Ecco perché occorre strappare la Russia all’alleanza con la Cina, altrimenti avremo una nuova supremazia mondiale. Nonostante l’Italia abbia goduto della ripresa post-Covid più rapida in area Euro, anche grazie al fiume di soldi provenienti prima dalla Banca Centrale (350 miliardi, ndr) e poi del Pnrr, ultimamente abbiamo subìto una battuta d’arresto. A un anno dal termine del Pnrr, siamo a crescita zero. Temo si stia esaurendo la spinta di tutte quelle risorse elargite dalle istituzioni. Io metterei al primo posto la riduzione della burocrazia».

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